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Special Olympics

Special Olympics è un programma internazionale di allenamenti e competizioni atletiche per persone con disabilità intellettiva. Lo sport, offrendo continue opportunità di dimostrare coraggio e capacità, diventa un efficace strumento di riconoscimento sociale e di gratificazione. Può essere palestra di vita che offre agli Atleti Special Olympics la possibilità di valorizzare le loro diverse abilità e di spenderle produttivamente nella società. Si tratta di un messaggio di grande speranza rivolto a milioni di persone, ai loro familiari e alla comunità tutta.

Storia del Movimento e numeri
 
La fondatrice di Special Olympics è Eunice Kennedy, che nel 1968 diede il via ufficiale al Movimento con i Primi Giochi Internazionali di Chicago, Illinois. Oggi Special Olympics è riconosciuto dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale) e i suoi programmi sono adottati in più di 170 Paesi. Si calcola che nel mondo ci siano 4.205.630 Atleti più di 4.000.000 i membri di famiglie e 1.361.891 i volontari che ogni anno collaborano alla riuscita di 70.278 grandi eventi nel mondo.

Special Olympics Italia
 
Special Olympics Italia, riconosciuta quale Associazione Benemerita dal CONI e dal CIP, è presente in Italia da trent’anni e opera in tutte le regioni. Sono presenti in tutta Italia Team Special Olympics che preparano gli Atleti nei seguenti sport: atletica leggera, badminton, bocce, bowling, calcio, canottaggio, ciclismo, corsa con le racchette da neve, equitazione, floor hockey, ginnastica, golf, nuoto, pallacanestro, pallavolo unificata, rowing, sci alpino, sci nordico, snowboard, tennis, tennis tavolo e triathlon. Sono 14.662 gli Atleti e 10.210 i volontari che ogni anno contribuiscono all’organizzazione di 312 eventi. 

Special Olympics Italia Team Sardegna

Gli Atleti Special Olympics in Sardegna sono circa 500, distribuiti in tutta la sardegna in 11 Società accreditate.

Il team regionale, ogni anno organizza Eventi e Giochi Regionali.

Il giuramento dell’ Atleta Special Olympics è:
"Che io possa vincere ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze"

Le parole contano.
Le parole possono aprire porte e permettere a persone con disabilità di condurre una vità più indipendente e ricca. Tuttavia, le parole possono creare barriere o stereotipi che non solo svantaggiano le persone con disabilità, ma che le derubano della loro individualità. Le seguenti linee guida sono state prodotte da esperti nello studio della disabilità, per utilizzarle quando si parla o si scrive di persone con disabilità ed assicurare così che tutti vengano rappresentati con individualità e dignità. 

Terminologia appropriata

  • riferirsi ai partecipanti in Special Olympics come “Atleti Special Olympics” piuttosto che “olimpionici speciali” oppure “atleti Special Olympic”
  • riferirsi agli individui come “persone con disabilità intellettiva” piuttosto che come “persone mentalmente ritardate” o “ritardati mentali”
  • la persona “ha” una disabilità intellettiva piuttosto che “soffre”, “è afflitto da” o “è vittima di” una disabilità intellettiva.
  • distinguere tra adulti e bambini con disabilità intellettiva. Utilizzare “adulti o bambini”, oppure “atleti più grandi o più giovani”
  • una persona “utilizza” una sedia a rotelle piuttosto che “è confinata su” o “immobilizzata su” la sedia a rotelle
  • la sindrome di Down è la terminologia esatta per indicare tale condizione di disabilità intellettiva.
  • riferirsi ai partecipanti in Special Olympics come “atleti”, senza MAI mettere la parola atleta tra virgolette
  • per iscritto, riferirsi a persone con disabilità con lo stesso stile delle persone senza disabilità: nome e cognome con i seguenti riferimenti. Non riferirsi ad una persona con disabilità intellettiva come “Marco” piuttosto che “Marco Rossi”, più corretto
  • una persona è fisicamente in difficoltà o disabile piuttosto che “storpia”
  • utilizzare il termine “Special Olympics” quando ci si riferisce al movimento internazionale “Special Olympics”, “Special Olympics Italia” quando ci si riferisce a quello nazionale.


Terminologia da evitare

  • non utilizzare il termine “bambini” quando ci si riferisce agli atleti Special Olympics, in quanto gli adulti sono parte integrante del movimento 
  • non utilizzare l’articolo “lo” davanti a Special Olympics a meno che non si parli di un evento specifico ufficiale di Special Olympics
  • non utilizzare l’aggettivo “sfortunato” quando si parla di persone con disabilità intellettiva. Le condizioni di disabilità non devono essere definite in maniera negativa
  • non sensazionalizzare i risultati di persone con disabilità. Mentre questi traguardi dovrebbero essere riconosciuti ed applauditi, le persone coinvolte nel movimento per i diritti delle persone con disabilità hanno tentato di rendere il pubblico consapevole dell’impatto negativo del riferirsi a queste vittorie con eccessivo entusiasmo
  • collegato al punto precedente, la terminologia esatta per definire gli eventi Special Olympics è Giochi, MAI Campionati
  • utilizzare la parola “speciale” con estrema attenzione quando si parla di persone con disabilità intellettiva. Il termine, se utilizzato eccessivamente con riferimento agli atleti Special Olympics ed alle relative attività, può diventare un clichè.

         

“Che io possa vincere ma se non riuscissi,

che io possa tentare con tutte le mie forze

GIURAMENTO ATLETA SPECIAL OLYMPICS


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